La vita oscilla come un pendolo, avanti e indietro, tra il dolore e la noia 1

Chi é Schopenhauer

Arthur Schopenhauer si definiva un filosofo inattuale, una di quelle persone che ha una visione più che a lungo termine. Un pensatore fuori dal proprio tempo. Un disincantatore dell’entusiasmo collettivo che lo circondava.

Si laurea nel 1813 all’università di Jena, il che lo colloca già in un segmento elitario della società.

Il pensiero di Schopenhauer

Il mondo, dice Schopenhauer, non è ciò che è, è una rappresentazione, una rappresentazione soggettiva. Quello che noi definiamo “Io” é solo una nostra astrazione, ciò che muove tutto é la Volontà. Ma come si definisce la Volontà? La Volontà è una forza irrazionale, cieca e senza scopo. Questo si traduce in desiderio, quindi nel desiderare qualcosa che non abbiamo. Ma se questo loop infinito dove la Volontà ci porta a desiderare sempre qualcosa di nuovo, la soddisfazione di un desiderio non estingue il desiderare stesso, lo resetta. La sua visione era davvero inattuale, se guardiamo alla società odierna questo resta un discorso molto attuale. Ogni bisogno appagato apre immediatamente lo spazio ad un nuovo bisogno. Questo ciclo incessante produce fatica, non la stanchezza del fare, ma l’usura del volere continuo. Da qui, per Schopenauer, la fatica dell’uomo.

Dolore se manca qualcosa.
Noia se non manca più nulla

Un altro punto, quello più pessimista se vogliamo, della visione schopenariana è che gli uomini credono di agire per i propri ideali ma in realtà lo fanno per l’economia della specie, non per quella dell’individuo. Se guardiamo indietro le persone che hanno combattuto e sacrificato qualcosa per un ideale in realtà lo hanno fatto per quello che si può definire un artefatto della società. Perciò é tutto dettato dalla Natura? Questa Natura che tra l’altro non ha mai promesso nulla, non é buona, non é cattiva, é indifferente. É l’uomo a credere che sia buona.

Da qui il grande sospetto schopenhaueriano: siamo noi i soggetti della vita, o è la vita il soggetto che si serve di noi?

La vita come pendolo

Qui la citazione iniziale da cui è partito tutto questo mio viaggio. Se guardiamo la vita come pendolo, nel mezzo dell’oscillazione c’è il tempo dell’attesa. Quindi siamo in attesa, costantemente proiettati nel futuro aspettando che qualcosa accada. Una promozione, una relazione, una svolta, una notifica, un nuovo obiettivo. Viviamo sospesi, come se il presente fosse solo buffering. Siamo bloccati nel tempo che passa? O siamo bloccati nell’idea che domani sarà meglio?

Ecco perché, dal punto di vista di Schopenhauer, la vita è desiderio insaziabile. Neanche l’amore si salva. Nella sua concezione, l’amore “puro” non esiste, è una nobilitazione culturale del desiderio sessuale, uno strumento della Natura per perpetuare la specie. Noi lo idealizziamo, ma sotto resta la stessa logica.

E quindi cosa fare?

Chiaramente le soluzioni non sono universali, ma dipende dal soggettivo sguardo sul mondo.

Ad esempio anche Nieztche parte da una constatazione simile: la vita non è armonia, ma tensione, dolore, conflitto. Se per Schopenhauer la Volontà è una forza cieca da silenziare, per Nietzsche è una forza da assumere e trasformare. Dove Schopenhauer cerca una via di uscita dal desiderio, Nietzsche cerca un modo per abitarlo senza illusioni. Perciò le risposte di Schopenhauer non mirano a migliorare la vita, ma a ridurne l’attrito.

  • Arte: dedizione disinteressata verso l’arte che diventa catarsi. Immergersi nell’arte per sospendere il desiderio
  • Compassione: dal latino cum patire quindi soffrire con. Capire che la sofferenza non é personale ma appartiene alla specie, a tutti.
  • Ascesi: nel pieno filone della filosofia Orientale questa soluzione implica una drastica riduzione dei desideri, distacco dal mondo materiale, frugalità. Anche a livello sessuale, se l’uomo smettesse di riprodursi riuscirebbe a battere la Natura.

Seguendo questo punto di vista, se non siamo noi a decidere, tocca oscillare ma con maggiore consapevolezza.