Diventare genitore aumenta inevitabilmente i sensi di colpa.
Le prime domande che ci si pongono derivano dalla paura di non essere abbastanza. Sarò abbastanza bravo? Sarò abbastanza presente? Domande a cui solo il tempo risponderà in base alle decisioni quotidiane.
Dopo la realizzazione del momento e dopo aver metabolizzato la fortuna che si ha nell’essere genitore, una delle domande quasi automatiche che arriva riguarda sicuramente il lavoro. Voglio dedicarmi alla carriera o alla famiglia? Analizziamo.
Il falso bivio
E’ più importante la carriera o la famiglia? E poi cosa significa fare carriera? Quadagnare tanto? Questo si potrebbe fare anche con un lavoro non prestigioso. Avere una posizione importante? Come si definisce importante? E poi si (dovrebbe) riuscire ad ottenere anche essendo genitori.
Non ci sono risposte, solo opinioni personali.
Essendo diventato papà a $29$ anni, dovevo decidere come allocare i prossimi $20$ del mio percorso. Dove orientarmi.
Quindi lo scontro fra: il bambino crescerà e una volta cresciuto andrà per la sua strada e a quel punto sarà tardi per fare carriera; se faccio carriera quando sarà cresciuto avrò tutta la disponibilità necessaria per renderlo felice. Magari sarà tutto un po meno in salita grazie a disponibilità economica e conoscenze.
Scenario 1
Ma una carriera potrebbe anche non arrivare, o arrivare tardi, per tanti altri motivi. Cosa succede in quel caso? Mio figlio sarà cresciuto lo stesso. E poi cosa rende più felice una persona? Un padre che ha creato ricordi e condiviso esperienze insieme o disponibilità economica e conoscenze? Immaginiamo un’ottima posizione lavorativa, ma per ottenerla ho perso i primi passi di mio figlio, le sue prime parole e magari non l’ho accompagnato nelle sue prime esperienze perchè dovevo risolvere problemi. Molte volte altrui, o comunuqe non realmente emergenti.
Scenario 2
L’altro lato della medaglia è la paura di rimanere insoddisfatti della propria posizione lavorativa più avanti. Mio figlio è cresciuto, mi sono goduto ogni momento, è educato, curioso e sta bene. Inizia ad avere i suoi interessi, magari è portato per qualcosa e mi chiede di andare a studiare in una delle università o in uno dei posti più costosi del mondo come investimento per il suo futuro e, data la posizione “standard” dovrò fare dei salti mortali per poterglielo permettere. Allo stesso tempo se penso a quante cose possono cambiare in venti anni magari non esisteranno più le università, oppure non vorrà studiare lì. Chi può dirlo.
Cosa conta
Ma lato mio, se dovesse finire tutto adesso cosa mi renderebbe più soddisfatto? Essere riconosciuto come un grande professionista o un grande papà? Lui quando si renderà conto di tutti gli sforzi e le rinunce fatte per poter essere un bravo padre?
Non c’è una risposta giusta dato il fatto che ci sono troppe variabili da considerare e che pesano in modo diverso per ognuno. Io per rispondere, in questo periodo di dubbi sul futuro, ho scelto di dare priorità alla cosa più “certa”, mio figlio crescerà. E alla fine solo la mia famiglia si ricorderà di quando ho fatto tardi al lavoro, o di quando ero assente perchè con la testa non riuscivo a staccare. Quindi sto cercando di godermi ogni singolo momento e ogni centrimetro guadagnato dal mio piccolo uomo.
Attualmente, e non si sa per quanto ancora, sono uno sviluppatore software. Lavoro principalmene da remoto. Lavorare da casa con un bimbo che cresce? Pro e contro anche in questo caso. Questo settore è faticoso, perchè c’è bisogno di tempo. Tempo per un side-project, studiare, leggere, studiare, studiare. Partecipare ad eventi, scrivere. E questo tempo si riduce sempre di più.
Il paradosso
Credo però che un genitore sia anche un professionista migliore. O meglio, l’essere genitore ti può rendere un professionista migliore. Impari a prevedere, impari a prenderti cura. Impari ad avere poco tempo per fare cose e non poterci tornare più tardi. Il tempo si frammenta, quindi non puoi permetterti di perdere idee, dettagli. Impari a prendere appunti! Sono conosciuto per le liste per qualsiasi argomento: progetti da fare, libri da leggere, video da recuperare. Fondamentalmente si impara ad ottimizzare. E questo si fa solo se in fondo si ha voglia di fare carriera, almeno come crescita personale.
Crescere un figlio è come tirare una freccia: “Puoi solo prendere la mira, caricare e lasciare andare. Quando lasci puoi solo stare a guardare e capire se hai fatto un buon lavoro.”
Per me, è il momento di prendere la mira.