Che campiamo a fare? 1
E’ una domanda che pone Dominic Chianese e che potrebbe essere benissimo il sottotitolo ufficiale della serie.
Dopo aver letto diversi articoli su interpretazioni filosofiche dietro I Soprano, ho continuato a guardarla da un punto di vista diverso, come un grande trattato di filosofia esistenzialista travestito da gangster story. Quel cercare di riempire continuamente un vuoto cosmico, un horror vacui, che ci forza a vedere la nostra routine come un grande ironico bluff.
La forza della serie sta proprio nel rendere coinvolgente questa routine. La vita descritta nelle immagini è esattamente quella raccontata da un vero infiltrato, l’infiltrato per eccellenza, Joe Pistone, in questa intervista [https://youtu.be/C8UqyQiKanU?si=bwp9QOW1Qh60uX6Q]. Una vita fatta di attese e una costante tensione di fondo.
È tutto un grande niente
Tutti a rincorrere soluzioni materiali a un problema spirituale. È tutto un grande niente, parola di Livia Soprano.
L’esistenzialismo ci dice che nasciamo senza uno scopo predefinito. Siamo condannati a essere liberi, come diceva un tizio. Liberi e responsabili di scegliere, di creare il nostro significato in un universo che di per sé, non ne ha uno. Affascinante, vero? Kierkegaard descriveva il capogiro della libertà come la vertigine che proviamo quando capiamo di avere possibilità assoluta di scegliere. Un numero infinito di possibilità, ma una sola scelta.
Tony ci cade dentro a ripetizione. Dopo il coma, con il peyote, con le confessioni alla Melfi. Sono tutte finestre su un’esistenza diversa, un significato possibile. La sua tragedia sta nell’ostinato rifiuto di cambiare, anche quando la via d’uscita gli viene mostrata chiaramente. È una forma perversa di resilienza, una parola molto utilizzata negli ultimi anni. Se andiamo oltre l’accezione positiva che le abbiamo dato, il termine deriva dal latino resilire (saltare indietro), quindi tornare al punto di partenza, rinunciare. La resilienza di Tony non è la forza di superare un trauma per evolvere, ma rinunciare al cambiamento per tornare a essere la persona che era. Tornare quelli di prima, nonostante la possibilità che si aveva di cambiare. È la scelta di non scegliere. Il buon Gandolfini può essere visto come l’incarnazione del paradosso esistenzialista. Ha tutto ciò che la società ci dice di desiderare, ma non sa chi è nè dove sta andando. 2
E quindi?
Alla fine I Soprano non offre redenzione, né salvezza. Solo uno specchio. Forse l’unica verità è che il senso lo inventiamo noi, nel bene o nel male, con scelte spesso compromesse e auto-ingannevoli. Quindi, non prendiamoci troppo sul serio.
Qual è il vostro significato? Scegliamo di non smettere di credere come cantano i Journey o ammettiamo che è solo la migliore delle illusioni?